Una boccata di ossigeno

                                                Una boccata di ossigeno

di Alessandra Panozzo

Sono stata, come ormai da diversi anni, al festival dell’Internazionale; una rivista mensile che si occupa di politica e società e che tiene ogni anno un meeting di tre giorni a Ferrara.

Durante il festival ci sono eventi in contemporanea nei cinema, nelle università, nei teatri: giornalisti da tutto il mondo, scrittori, economisti, membri delle ONG, politici partecipano a dibattiti sui temi più vari: dalla crisi in Libia, alla pratica della infibulazione, dai meccanismi economici della Silicon Valley alla situazione africana, dai bitcoin agli immigrati che navigano nel nostro mare.

Film e documentari da tutto il mondo lanciano messaggi di denuncia, con immagini forti ma spesso con una speranza finale.

Tutti gli incontri sono gratuiti e ognuno sceglie dal programma la cosa più interessante. E si viaggia per tre giorni in una città piena di giovani, ventenni e trentenni che riempiono i teatri e i cinema e che fanno i volontari per la manifestazione.

Centinaia di persone ad ogni evento, code ovunque, piazze strapiene. E tanta riflessione, pensieri, consapevolezza, voglia di conoscere, di sapere, di informarsi.

Nessuna facile ricetta, nessuna risposta banale, solo temi aperti e un informazione ricca e complessa che genera presa di coscienza e crea un seme che apre al cambiamento, un seme che apre il cuore e l’anima al “sentire”.

In un mondo in cui l’informazione è solo pubblicità di una parte o di un’altra, in una cultura dove le risposte sono sempre già pronte, ovvie, lineari e sono sempre urlate e imposte con aggressività, una manifestazione come questa mi ha fatto respirare un po’ di ossigeno, mi ha ridato la speranza: qualcosa si muove, i giovani ci sono e stanno cercando una via: una via nuova, noi abbiamo fatto quello che potevamo.

Ho sentito due giovani scrittrici americane che presentavano il loro video sulla sessualità femminile, avevano fatto molte interviste: una di queste ad una “anziana” che raccontava le esperienze degli anni sessanta, l’amore libero, il femminismo, la rivendicazione dell’orgasmo clitorideo..e loro erano stupite e ammirate, e io ho capito che sono vecchia, che quello che ho dato al mondo è stato un seme, forse non è diventato quello che io speravo o credevo..ma ho dato un seme che può germogliare in modi diversi, con strumenti migliori che troveranno questi ragazzi: curiosi e intelligenti.

Nulla si perde e nulla finisce, come ha detto Angela Davis, presente al Festival (stessi capelli, però bianchi, stessa grinta) “Io sono ottimista, le cose si stanno muovendo, il mondo sta continuando a cambiare”

 

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