EFFETTO PLACEBO: COS’E’?

EFFETTO PLACEBO: COS’E’?

a cura di Alessandro Gambugiati

L’effetto placebo consiste nelle influenze benefiche e concrete che le credenze (convinzioni) presenti nella psiche possono esercitare sulla psiche stessa e sul corpo.

Quando parliamo di effetto placebo dobbiamo necessariamente parlare anche dell’effetto nocebo, ovvero delle influenze negative (o nocive) e concrete che la psiche può esercitare verso se stessa e verso il corpo.

Pertanto se siamo interessati a diventare padroni di una parte della nostra vita non possiamo ignorare gli effetti osservabili di questi due fenomeni.

Attualmente all’interno della maggior parte dei programmi universitari di medicina il placebo viene trattato come se fosse una sciagura e isolato come un fenomeno scomodo, imbarazzante.

In altri contesti, invece, già da una ventina di anni, si pratica la ricerca con metodo scientifico per valutarne l’efficacia ai fini della sua applicazione in vari ambiti, incluso quello clinico.

Nelle culture tribali l’effetto placebo è da sempre utilizzato all’interno delle terapie nei termini della cosiddetta “suggestione”.

La sperimentazione scientifica che in genere viene utilizzata per misurare il placebo viene chiamata “doppio cieco” perché né i ricercatori né i soggetti che si sottopongono alla ricerca sono informati su chi assumerà il farmaco vero e chi il placebo, ovvero un farmaco finto che non contiene il principio attivo che si vuole studiare.

I risultati delle ricerche mettono in evidenza che un certo numero di persone (dal 30 al 50%) risponde positivamente al placebo, ovvero guarisce da una patologia psicologica o fisica per il fatto di avere assunto un farmaco finto (in genere dell’acqua zuccherata) credendo di avere ingerito un farmaco vero o a seguito di un intervento chirurgico fittizio.

Se ne deduce che quelle persone non sono guarite per il principio attivo del farmaco ma per la credenza di avere effettivamente assunto quel farmaco.

Il prof. Fabrizio Benedetti si interessa da molti anni di effetto placebo, effetto nocebo e medicina narrativa, ovvero della medicina che consiste nella relazione umana e che utilizza le parole insieme ai farmaci.

Durante le sperimentazioni alle quali ha avuto la possibilità di partecipare, il prof. Benedetti ha osservato i miglioramenti clinici alla somministrazione di placebo e i peggioramenti clinici prodotti dall’effetto nocebo.

Le conoscenze relative agli effetti placebo e nocebo possono essere applicate a diversi contesti, come per esempio nel clinico e nello sportivo. Placebo e nocebo sono infatti capaci di influenzare in positivo e in negativo sia il dolore associato ad una certa lesione, sia la performance di uno sportivo.

Un aspetto molto importante è che il cervello è in grado di produrre sostanze psicotrope endogene mediante due sistemi, di cui uno produce una sostanza molto simile all’oppio e un altro sistema produce una sostanza simile alla cannabis.

Durante una sua conferenza il prof. Benedetti ha mostrato i risultati di una ricerca su un soggetto parkinsoniano: all’interno di un contesto altamente credibile (ospedale, apparecchiature, medici, infermieri, ecc.) si comunica al paziente che gli verrà somministrato un farmaco molto potente che produrrà ingenti benefici.

A seguito della somministrazione del farmaco finto viene osservato un enorme rilascio di dopamina (+200%), che corrisponde alla somministrazione di una dose piena di anfetamine.

Possiamo quindi considerare qualcosa di molto concreto l’iniezione parole insieme all’iniezione di farmaci, in modo che la terapia possa essere potenziata dal maggior numero possibile di fattori terapeutici, inclusa la relazione umana.

Ovviamente questa tecnica può essere utilizzata anche nello sport, con ulteriori vantaggi perché scevra di effetti collaterali, incluso il doping.

L’effetto del placebo, tuttavia, come già a suo tempo aveva potuto notare Freud lavorando con l’ipnosi, ha una durata limitata e non sappiamo ancora perché. Possiamo però ipotizzare che la ripetizione regolare della somministrazione possa rendere più stabili i benefici. E’ inoltre possibile istruire i pazienti ai fini della auto-somministrazione del placebo stesso.

 

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